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Che cos’è la psicoterapia cognitivo comportamentale?

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (Cognitive-Behaviour Therapy, CBT) è attualmente considerata a livello internazionale uno dei più efficaci modelli per la comprensione ed il trattamento dei disturbi psicopatologici. Questa Terapia offre un approccio basato sul presente, orientato allo scopo in una modalità concreta e utile per comprendere come le modalità di pensiero influenzano emozioni e comportamenti, elementi che in primis il paziente porta in seduta come motivo della terapia. Questo approccio stimola la meta-cognizione, ovvero la capacità di riflettere sui proprio modo di pensare, in quanto solo con la consapevolezza dei propri meccanismi di funzionamento e dei pensieri disfunzionali, che il paziente diventa man mano in grado di direzionare la propria vita verso l’abbassamento o l’eliminazione del proprio stato di sofferenza. Le fasi cruciali della terapia sono: una buona raccolta anamnestica (storia di vita del paziente), una valutazione accurata della sintomatologia presentata e delle variabili personologiche, la determinazione di obiettivi terapeutici comuni su cui lavorare insieme e la frequenza alla terapia che generalmente risulta settimanale. La terapia cognitivo-comportamentale è adatta a tutte le problematiche di salute mentale: disturbi d’ansia, depressione, agorafobia, disturbo da panico, disturbo d’ansia sociale, disturbo ossessivo-compulsivo, dipendenze, disturbi alimentari, disturbi di personalità e molti altri.

Come si riconosce un attacco di panico?

Si definisce attacco di panico (DSM-IV) un periodo circoscritto di paura o disagio, durante il quale si presentano almeno 4 dei seguenti sintomi raggiungendo un picco di intensità entro 10 minuti: palpitazioni, tachicardia, sudorazione, tremori, dispnea o sensazione di soffocamento, fastidio al petto, nausea o disturbi addominali, testa leggera o svenimento, derealizzazione o depersonalizzazione, paura di perdere il controllo o di impazzire, paura di morire, formicolio a diverse parti del corpo, brividi di freddo o vampate di calore. Da quest’ultimo si innesca un circolo vizioso per cui aumenta l’attenzione e il monitoraggio sui propri cambiamenti corporei e il pensiero risulta focalizzato sul timore che avvengano altri attacchi; la persona solitamente crea una mappa di posti sicuri/meno sicuri credendo al fatto che possa essere il luogo a scatenare l’ansia e quindi arrivando a mettere in atto numerosi evitamenti che non fanno altro che alimentare il circolo vizioso della paura.

Che cos’è l’ansia e come capire quando siamo di fronte ad un disturbo d’ansia?

L’ansia è un’emozione che tutti noi proviamo in reazione ad uno stimolo giudicato come “minaccioso”. Risulta un’emozione funzionale poiché prepara il corpo a reagire rispetto al pericolo, aumentando la gettata cardiaca, la dilatazione pupillare, dando maggior apporto di flusso sanguigno ai muscoli e così via. Risulta non funzionale quando la proviamo in modalità eccessiva rispetto allo stimolo e in modo estremamente frequente. Il disturbo che meglio spiega questa seconda definizione è il disturbo d’ansia generalizzato la cui caratteristica principale è uno stato continuo e persistente di preoccupazione pervasiva, che risulta eccessivo in intensità, durata o frequenza rispetto alle reali circostanze elicitanti. Le preoccupazioni eccessive sono accompagnate da almeno tre dei seguenti sintomi: irrequietezza, faticabilità, irritabilità, tensioni muscolari (es. cefalea tensiva), difficoltà di concentrazione, disturbi del sonno.

Quali sono i sintomi della depressione?

La depressione si caratterizza per la presenza di umore deflesso associato a specifici sintomi cognitivi e fisiologici. Dal punto di vista cognitivo il soggetto potrebbe iniziare ad avere difficoltà di problem solving, nella capacità attentiva, ad avere ruminazione mentale sui propri sintomi di malessere giungendo a probabili comportamenti di passività e ritiro sociale, tendendo a frequenti lamentele e alla visione negativa del presente unita ad una perdita di speranza verso il futuro. Dal punto di vista fisiologico, invece, il periodo depressivo si caratterizza per una frequente perdita di energie (sensazione di stanchezza fisica e mentale), perdita o aumento di peso, disturbi del sonno, mancanza di desiderio sessuale e dolori fisici. Ad oggi la depressione è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità la seconda causa di disabilità nel mondo, seconda solo all’infarto. Consigliamo a chiunque si riconosca nel quadro sopradescritto di rivolgersi ad uno specialista e chiedere aiuto in quanto stare meglio è assolutamente possibile!

Quali tematiche sono affrontate dallo psicoterapeuta esperto in sessuologia clinica?

Le difficoltà sessuali, una volta escluse eventuali cause organiche o fisiologiche, possono essere la diretta conseguenza di un problema psicologico; Alcune tipiche manifestazioni sono:

  • difficoltà nel raggiungere o mantenere l’erezione durante il rapporto sessuale;
  • eiaculazione precoce o ritardata;
  • vaginismo e dispareunia, che rendono la penetrazione impossibile o dolorosa;
  • riduzione o mancanza del desiderio oppure difficoltà a raggiungere l’eccitazione;
  • difficoltà a raggiungere l’orgasmo;
  • inibizioni e paure (ad es. di essere inadeguati, non all’altezza oppure che il proprio corpo sia inadeguato).

Tramite l’integrazione della psicoterapia e della terapia mansionale si lavora sui seguenti obiettivi:

  • la ricerca di un’intimità e di una cooperazione di coppia sempre maggiore;
  • l’esposizione graduale alle emozioni sessuali;
  • un’educazione alla sessualità, anche in termini di trasmissione di informazioni basilari di funzionamento.
Chi è il neuropsicologo e di cosa si occupa?

Il neuropsicologo è il professionista che si occupa di valutare le alterazioni delle funzioni cognitive conseguenti a danni del Sistema Nervoso Centrale. Quando accade un evento che ha una ripercussione sul cervello, ad esempio un evento vascolare (ictus), un trauma cranico a seguito di incidente o altri, il nostro organo ne soffre in termini cognitivi, ovvero è possibile si verifichino dei cambiamenti nell’ orientamento, nell’ Attenzione, nella Memoria, Linguaggio, Percezione, Abilità visuo-spaziali e altri. Noi neuropsicologi abbiamo il compito di valutare l’entità del danno e applicare dei programmi riabilitativi ad hoc per la persona cercando di colmare il divario tra la funzionalità cognitiva antecedente l’accaduto e quella attuale. Inoltre ci occupiamo di valutare l’andamento cognitivo in casi di sospetto decadimento cognitivo (MCI, demenze, malattia di Parkinson, sclerosi multipla, epilessie, demenze di Alzheimer, demenze vascolari e demenze senili) e proporre programmi di stimolazione cognitiva al fine di rallentare il processo e far sì che la persona mantenga il più possibile un buon livello di qualità di vita.

A cosa serve il neuropsicologo per il paziente affetto da demenza da Alzheimer?

La demenza di Alzheimer è causata all'accumulo di due particolari proteine chiamate beta-amiloide e proteina Tau che esercitano un'azione tossica sui neuroni soprattutto nelle aree deputate alla memoria (ippocampo e amigdala), interferendo con la capacità di acquisire e trattenere nuove informazioni. I sintomi più frequenti sono la difficoltà nel ricordare fatti recenti (avvenuti da pochi giorni, settimane o mesi) e di orientarsi nel tempo e nello spezio), difficoltà nell’elaborare frasi, sensazione di disorientamento e confusione mentale e in fase più avanzata disturbi della coordinazione e del movimento e modificazioni comportamentali (reazioni impulsive/violente). Noi neuropsicologi abbiamo il compito di valutare il livello e la gravità del cambiamento cognitivo al fine di favorire il neurologo in una corretta diagnosi differenziale e in una precoce prescrizione farmacologica volta al contenimento del declino cognitivo.

A cosa serve il neuropsicologo per il paziente affetto da Demenza di Parkinson?

Il compito del neuropsicologo è quello di riconoscere i sintomi fin dall'esordio, ed è importante perché questa forma di decadimento cognitivo può essere diagnosticata con anticipo grazie al riconoscimento di questi sintomi: lieve calo della memoria, difficoltà di concentrazione e distraibilità, rallentamento dei riflessi, confusione mentale, scarso interesse nelle attività quotidiane ecc. Tra i sintomi a supporto della diagnosi vi sono: apatia, umore depresso e/o ansioso; allucinazioni/deliri, cambiamenti comportamentali, disturbi del sonno.

A cosa serve la valutazione neuropsicologica nei casi di richiesta di invalidità civile?

Quando un paziente vuole chiedere al proprio medico curante la richiesta di invalidità, che quest’ultimo provvederà a inviare in via telematica, deve munirsi di tutta la documentazione necessaria e valida a descrivere nel migliore dei modi il suo stato di salute. Tra gli esami necessari, se vi è un’alterazione della funzionalità cognitiva, è opportuno svolgere una valutazione neuropsicologica da un clinico neuropsicologo. Quando il paziente arriverà già con una documentazione clinica completa, la commissione si limiterà a visionare il tutto e a decidere (loro non sono lì per fare diagnosi, nè per contestare, non è il loro compito; devono solo prendere atto dei documenti e valutare il quadro generale di disabilità). La valutazione neuropsicologica può essere svolta sia in una struttura pubblica, sia in una struttura privata in quanto ognuno è libero di rivolgersi al professionista che ritiene più valido.

Che cos’è la stimolazione cognitiva e perché farla?

Le cellule del nostro cervello non sono molto diverse dalle cellule del nostro corpo: la rigenerazione cellulare e la creazione di nuove connessioni è possibile anche nelle fase di età più avanzata. Anche le cellule del nostro cervello hanno bisogno di allenarsi e creare sempre nuove connessioni ogni giorno: la stimolazione cognitiva, consigliata per almeno un’ora tre/quattro volte alla settimana, risulta utile per mantenere sempre alto il livello della nostra funzionalità cognitiva in termini di attenzione, ragionamento astratto e logico-deduttivo, memoria, linguaggio e orientamento. Invecchiare non significa per forza sfiorire dal punto di vista cognitivo.

Perché è importante la riabilitazione per un bambino con disturbo specifico dell’apprendimento?

L’intervento riabilitativo ha l’obiettivo di dare consapevolezza, autonomia e strategie per poter affrontare al meglio gli apprendimenti scolastici. In tutti i disturbi specifici dell’apprendimento è bene potenziare le capacità di attenzione selettiva e sostenuta e la memoria di lavoro, due processi cognitivi che sottostanno all’esecuzione di tutti i domini di scrittura, lettura e calcolo. Ogni disturbo specifico ha programmi riabilitativi che differiscono nel contenuto, ad esempio la riabilitazione della dislessia prevede il potenziamento della discriminazione di suoni (segmentazione e sintesi sillabica, sintesi e segmentazione fonemica), potenziamento della trans-codifica grafema fonema, miglioramento del la coordinazione binoculare con l’aumento della capacità di fissazione utile per la lettura, potenziamento del la capacità di utilizzo delle due vie di lettura (fonologica e lessicale) al fine ultimo di migliorare il parametro di velocità e accuratezza.

É possibile richiedere una certificazione valida ai fini scolastici anche alle strutture private?

Con le nuove normative in vigore, è possibile richiedere una valutazione con conseguente certificazione valida ai fini scolastici o relazione clinica sia alle strutture pubbliche sia alle strutture private. Per rilasciare la certificazione di disturbo specifico dell’apprendimento è necessario che l’equipe che la rilascia sia autorizzata dall'ASL di competenza. É possibile visionare la lista delle strutture disponibili a svolgere tal attività sul sito dell’ASL. Questo studio è autorizzato a svolgere attività clinica di valutazione rilasciando la certificazione D.S.A valida ai fini scolastici. Per un’ulteriore verifica: link.

Qual è la differenza tra psicologo, psicoterapeuta e psichiatra?

Lo psicologo ha concluso un percorso universitario di 5 anni in psicologia e conseguito l’esame di stato utile all’abilitazione della professione: può svolgere interventi di promozione e prevenzione del benessere psicologico, ma non può “curare” le principali psicopatologie con la psicoterapia.
Lo psicoterapeuta è uno psicologo che, oltre al percorso già descritto ha svolto una scuola di specializzazione di 4 anni in psicoterapia, ed è così in grado di attuare percorsi psicoterapeutici per migliorare le condizioni di salute mentale dei pazienti che presentano un problema di ordine psicologico; non può prescrivere farmaci, motivo per cui collabora con la figura dello psichiatra se il livello del disturbo è tale da richiedere l’intervento di un supporto farmacologico.

Quanto dura un colloquio e quanto dura nel tempo una psicoterapia?

Il colloquio nella terapia cognitivo comportamentale ha una durata di circa 50 minuti. Spesso i pazienti ad inizio percorso richiedono quante sedute possa durare la terapia, ma bene presto si accorgono loro stessi che non esiste una variabile ben stabilita quanto si tratta di lavorare su variabili quali emozioni, pensieri e comportamenti. I protocolli standard in terapia cognitiva hanno una durata specifica media ma nella pratica clinica non esiste quasi mai la sola applicazione del protocollo in quanto la persona è molto più complessa nella sua interezza e funzionamento; per tale ragione la cura delle principali psicopatologie non si esaurisce quasi mai con la mera applicazione protocollare.

Che cos’è la neuropsicologia?

É una disciplina che si occupa nello specifico dello studio e della cura dei processi cognitivi, quali: orientamento spazio-temporale, linguaggio, funzioni esecutive, attenzione, memoria, ecc. Per un approfondimento vi consiglio questa lettura: stateofmind.it/tag/neuropsicologia.

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